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I sei moduli passavano cinquantuno controlli su scene sintetiche. Le scene sintetiche pero' sono costruite perche' la risposta sia nota, e per questo non possono sorprendere. Provati su quattro sequenze vere - da 554 a 1005 scatti, riprese notturne di comete e aurore con una GoPro - hanno mostrato cinque difetti, nessuno dei quali visibile prima. Uno sta nel nucleo del deflicker e c'era da molto. La curva obiettivo poteva essere piu' a scatti del segnale che lisciava. La robustezza di Tukey presuppone anomalie sparse; dove invece un tratto contiguo si discosta - il crollo di luce del crepuscolo - azzera l'intera finestra, e la stima commutava fra l'usare i soli sopravvissuti e l'usare tutto. Nel punto di commutazione si apriva uno scalino di 2,3 stop, piu' grande di qualunque salto presente nel segnale che doveva lisciare. Il rimedio non e' scegliere meglio fra le due stime ma non scegliere affatto: ora si mescolano con continuita' secondo quanta finestra e' sopravvissuta, e dove sopravvive per intero il risultato resta identico a prima. Sulla ripresa di sedici ore la riduzione dello sfarfallio passa dal 17% al 67% e il salto massimo da 1,73 a 0,21 stop. La correlazione di fase inseguiva spostamenti inventati. Una ripresa attraversa il giorno con pose da trenta secondi, quindi esce bruciata: su un riquadro uniforme la normalizzazione al modulo unitario amplifica il solo rumore numerico e l'antitrasformata da' un picco qualunque. Con un controllo di tessitura il tremolio misurato scende da 9,8 a 0,07 px e il ritaglio richiesto dal 15% allo 0,1%. La ricerca dell'orizzonte presupponeva un cielo chiaro e sgombro sopra la testa. Sotto un pergolato agganciava il bordo del tetto e chiamava cielo le travi. Ora la linea e' il gradino piu' marcato del profilo di luminanza per riga, che del verso non si cura: cielo dal 29% al 91% dell'inquadratura, con 1,9 EV di separazione dove prima erano zero, e sfarfallio trasmesso al paesaggio ridotto del 79% invece che del 57%. I gradini dichiarati nei metadati non sempre si vedono. Se il fotogramma e' gia' saturo dimezzare la sensibilita' non lo scurisce, e se l'esposizione automatica insegue l'alba il salto e' compensato dalla scena. In entrambi i casi sottrarlo introduceva il gradino invece di toglierlo. Ora ogni cambio viene ridotto alla quota che la luminanza ha davvero recepito. La temperatura di colore inventava numeri. Su un cielo stellato il colore medio non somiglia a nessun corpo nero, McCamy diverge, e uscivano decine di migliaia di kelvin troncate a un estremo. Ora fuori dall'intorno del luogo di Planck la misura si dichiara inapplicabile - e il controllo che lo verifica ha trovato subito un buco nel primo filtro, perche' un riquadro sulle coordinate cromatiche sa dire in quale zona si e' ma non quanto si e' vicini a una curva. La diagnostica impara a fare queste domande: --diagnose accetta ora parole chiave che accendono i moduli e riporta cosa ciascuno ha trovato sul materiale vero. Le scie stellari si verificano sull'uscita con la proprieta' che le definisce - la luminanza non puo' calare, perche' ogni pixel trattiene il valore piu' alto incontrato - e su 150 fotogrammi risulta non decrescente sul 99,3% dei passi. Verifica: da 51 a 54 controlli. I tre nuovi coprono proprio cio' che era sfuggito, a partire dalla garanzia che una curva lisciata non sia mai piu' a scatti dell'originale. Co-Authored-By: Claude Opus 5 <noreply@anthropic.com>
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